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Rosolina
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Le valli da pesca |
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Specchi
d'acqua salsa delimitati da arginature, in comunicazione
col mare aperto o con la laguna a mezzo di chiaviche,
destinati all'attività ittica. L'ordinamento di una
valle e le operazioni che si susseguono nei vari periodi
dell'anno sono praticamente rimaste intatte nei secoli,
puntualmente tramandate fra vallesan, fatte salve le
sole variazioni dovute all'impiego di nuovi materiali. |
Il ciclo lavorativo
aveva inizio a fine febbraio con la "montà", ossia migrazione
del pesce, specialmente di piccola taglia, dal mare alla valle,
attraverso le "chiaviche" le cui paratie erano opportunamente
aperte con un livello d'acqua più elevato rispetto alla laguna;
la
conseguente corrente creata dal deflusso attraeva irresistibilmente i
pesci. Le operazioni di "montà" proseguivano sino ai primi di
maggio. Al giorno d'oggi invece, a causa dell'abbassamento del suolo, il
livello d'acqua in valle è sempre inferiore a quello della laguna
(anche in regime di bassa marea) per cui la "montà" non è
attuabile. Si ricorre allora alla "semena", cioè al novellame
catturato dagli esperti pescenovellanti nei litorali adriatici e
successivamente liberato nello stagno previa acclimatazione di alcuni
mesi in una specie di vasca arginata detta "serajo". Nel
periodo estivo il pesce si nutre di microfauna, alghe e molluschi che
trova in abbondanza nei pascoli vallivi. La temperatura e salinità
dell'acqua sarà costantemente controllata (così pure d'inverno)
affinché l'aumento o diminuzione di detti valori non sia causa di moria
della popolazione ittica. Sarà cura dei "vallesan", per via
della secolare esperienza, provvedere a regolari rinnovi dell'acqua
salsa, o all'immissione di quella dolce, a seconda dei frangenti,
sfruttando il fenomeno delle maree o a mezzo degli impianti idrovori. |

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Vecchio
casone abbandonato
in Valle Pozzatini
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A fine estate il livello dello stagno da pesca è tenuto basso, per
favorire l'afflusso di acqua di laguna attraverso la chiavica "maistra"
(principale), ciò favorirà la "smontà" del pesce che,
ancora una volta, è istintivamente portato a risalire la corrente lungo
i canali di "vegnùa" per guadagnare il mare aperto, ma fra
mare e chiavica "maistra" è interposto il "colauro",
ampio canale largo circa 15-20 metri e lungo da 50 a 100 metri, dove
sono predisposti particolari congegni per la cattura del pesce. Dapprima
le "cogolere", sbarramenti disposti ad angolo acuto, lo
bloccano impedendone la fuga in mare o il ritorno in valle, quindi, i
labirinti dei "lavorieri" con tanto di scomparti ("camarele"
per il pesce; "otele" per i "bisati" o anguille) che
ne permettono la selezione in base alle dimensioni. Gli esemplari non
maturi saranno indirizzati nelle vasche della peschiera, dette di "risalvo",
ove saranno protetti ed alimentati per il periodo invernale. |
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Il pesce
idoneo alla vendita sarà pescato con la "volega" (guadino),
selezionato, composto nelle cassette ed inviato al mercato o caricato
direttamente nei camion frigo dei commercianti oppure sarà riposto in
grosse ceste di legno dette "vieri" tenute immerse nell'acqua
per mantenerlo vivo e poterlo prelevare all'occorrenza. Tradizionalmente
con pesce bianco si indicano 5 specie di cefali (bosega, mecia, otregan,
caustelo e verzelata): si allevano poi orate, branzini e anguille.
Qualche extra può essere rappresentato da "anguele", "schile",
"masenete", "passarini" e "sfoj". Detta
attività di pesca è chiamata "fraima" (l'etimologia è
incerta, forse dal latino "infra hiemes", sotto l'inverno). Ha
inizio a fine settembre primi di ottobre, e prosegue sino a Natale, con
continue ed ininterrotte manovre di afflusso e deflusso di acqua salsa,
portando alla cattura di gran parte della popolazione valliva. |

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Poi, sino
a fine gennaio, si pesca ancora ma con ritmi e catture molto limitate.
Infine, da fine marzo all'ultima luna nuova di aprile, si pescano i
residui "bisati".
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Su concessione del Comune
di Rosolina
Testi e foto di Sauro Colombo
Notizie storiche G.M. Zanini
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