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CENNI STORICI
Rosolina è un tranquillo
centro del Basso Polesine con più di 6000 abitanti, che con la loro
laboriosità e intraprendenza, in campo turistico ed agricolo, hanno
fatto sì che, nel 1987, in occasione della celebrazione del 40°
anniversario della fondazione della Repubblica tenutasi a Roma, Rosolina
venisse chiamata a rappresentare la provincia di Rovigo al convegno
"I 100 Comuni della piccola grande Italia", come è
orgogliosamente scritto sul cartello stradale all'entrata nel paese, per
aver contribuito allo sviluppo economico e sociale del paese.
Rosolina è situata nel Delta del fiume Po dove il paesaggio tende
naturalmente ad evolvere in modo enormemente accelerato rispetto ad
altri territori; maree, venti, correnti fluviali, depositi sabbiosi ed
anche l'azione dell'uomo che vuole ricavare nuova terra e regimare il
corso del fiume, sono le cause di questa evoluzione. Rosolina viene
detta la "piccola Mesopotamia" d'Italia; la terra tra i fiumi,
compresa com'è tra Adige a Nord, canale Po-Brondolo ad Ovest e
l'Adriatico a Est. Una specie di isola di 7464 ettari, la metà occupati
dall'acqua del vasto e articolato sistema di valli,
lagune, stagni, dalla cospicua importanza economica e dall'enorme valore
ecologico, costituendo l'habitat ideale per l'itticoltura e per il
rifugio e la nidificazione di una avifauna ricca e varia. La parte Ovest
del territorio è la più vecchia, protetta fin dall'antichità da
cordoni di dune che,
segnando le linee di costa susseguitesi nel tempo, permettono di
ricostruire l'evoluzione di questa parte del Delta Padano.
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| Man mano che la linea
di costa si allontana, le dune stabilizzate si ricoprono di una macchia
mediterranea, divenendo fossili non più soggette ad accrescimento. Nel
Delta del Po sono presenti ben sette cordoni dunosi che ne rappresentano
i vari stadi di accrescimento. Nel comprensorio di Rosolina ne sono
riconoscibili quattro, anche se in buona parte distrutti dall'evoluzione
naturale e dagli sbancamenti per esigenze agricole ed edilizie. Si è
così cancellata l'antica Selva di Fossone, d'epoca romana ma i lembi
rimasti, ora tutelati, ne mantengono il ricordo e rappresentano
ecosistemi unici. A Caleri la formazione di dune è un processo vivo ed
attivo. Il cordone dunoso più imponente ed elevato era quello di epoca
etrusco-romana perché rimanendo la costa stabile più a lungo, non
essendovi l'apporto di sabbie e detriti di grandi fiumi, ha avuto più
tempo per crescere. Solo dalla metà del XII secolo, con l'arrivo delle
acque del Po, la costa iniziò ad avanzare formando l'assetto
territoriale della futura Rosolina. Purtroppo, però, esigenze di
sviluppo insediativo e lavorativo (talvolta anche ingiustificatamente),
hanno quasi interamente smantellato le antiche dune e si è perduta la
loro ricca macchia maditerranea. I lembi rimasti aiutano a ricostruire
la storia geologica del Delta, condensata nelle stratificazioni della
sabbia che si intravedono dove le dune sono intaccate da scavi. Su
questi rilievi sabbiosi, che erano l'unico terreno saldo e sicuro
in una zona di paludi infide, correva una strada romana, descritta
nella tavola Peutingeriana del IV secolo d.C., che raggiungeva una
"mansio fossis" nelle vicinanze dell'Adige e volgendo a
Ovest, proseguiva alla volta di Altino. |
| Tale via,
indicata e chiamata "strada romana" anche in tempi
recenti, aveva origine nei pressi di Ariano distaccandosi dal
tracciato della via Popillia (costruita dal console Publio
Popillio nel 132 a.C. per congiungere Rimini ad Adria.La presenza
romana è stata confermata dai ritrovamenti archeologici di Corte
Cavanella nei pressi del ponte Rantin, forse l'antica "mansio"
romana. Si è scoperta la fondazione di una villa romana e
ritrovati suppellettili, monete ed anche i resti di una barca di 8
metri, oltre ad altri reperti ora custoditi nel Museo Archeologico
di Adria. A Nord dell'Adige, a Cavana, è stato scoperto un tratto
della via Popillia. Avvenuta la rotta di Ficarolo verso la metà
del XII secolo (forse le rotte furono più d'una) il Po si divise
in due rami principali; una diramazione del più settentrionale
sfociò alle Fornaci, tra Donada e Rosolina, provocando
l'avanzamento della costa con i suoi depositi alluvionali. Detto
Po delle Fornaci originò i tre rami di Tramontana, Levante e
Scirocco. |
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Infine, dal Po di Tramontana, che sboccava all'altezza di piazza S.
Giorgio a Rosolina Mare, si dipartirono il ramo di Caleri (odierno
porto) e altri minori, mentre dal Po di Levante si diramò la Bocchetta
o Po della Barca (porto Pozzatini-Albarella).
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In tempi relativamente
brevi, si formarono nuovi territori che la Repubblica Veneta confiscava
periodicamente ed assegnava con aste pubbliche; vi concorrevano i nobili
e signori veneti lasciando traccia nei moderni toponimi locali: Cà
Diedo, Cà Morosini, Moceniga, Veniera, Sagreda, Centona e Capitania
(dal gran capitano Marco Dolce), o la zona Bragadina, mentre di altri
non vi sono più riferimenti: Priuli, Nadal, Sanudo, Corner, Farsetti,
Zorzi, Marcello, Bembo e altri. Questi nobili attuarono
l'allevamento di tipo ittico in questi terreni alluvionali, distinti fra
"alti, mezzani e bassi" o, più specificatamente,
"arativi, prativi, pascolivi, paludivi e vallivi". |
Nel tempo,
con barriere di canna, palizzate o arginature, si perfezionò la tecnica
della coltura ittica. Nonostante il Taglio
di Porto Viro (1604) che deviò il Po verso Sud nella Sacca di Goro,
persistettero le torbide padane che minacciavano l'interramento dei
porti nella parte meridionale della laguna; si rese così necessario
intestare il Po di Tramontana e la Bocchetta (1612) ed il Po di Fornaci
(1645) impedendo l'afflusso diretto delle acque del Po a Rosolina,
limitandone sensibilmente gli accrescimenti territoriali. |
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Rosolina, da sempre
integrata con Loreo, diviene indipendente nel 1806 nell'alternarsi dei
domini francese ed austriaco dopo la caduta di Venezia; riaggregata a
Loreo nel 1811, tornerà comune nel 1816.
Tranquillo borgo
rurale fino agli anni '60 inizia poi a sfruttare le notevoli potenzialità
turistiche realizzando l'attuale stazione balneare di Rosolina Mare tra
le pinete del lido compreso tra l'Adige e l'isola di Albarella.
Anche l'agricoltura ha
un forte sviluppo, passando da estensiva ad intensiva, con forte
produzione di pregiati ortaggi (fino a 300.000 quintali annui) tra i
quali primeggia il radicchio della varietà detta "la rosa di
Chioggia", di cui i produttori locali vantano la paternità.Verdura croccante, resa saporita dall'aria salmastra, viene prodotta in
grosse quantità tanto da provocare periodiche crisi di
sovrapproduzione, nonostante sia concorrenziale con altre varietà di
radicchio più famose. Si coltivano in abbondanza anche altri ortaggi
(specie in primavera-estate): carote, cipolle, pomodori.
Su
concessione del Comune di Rosolina
Testi e foto di Sauro Colombo
Notizie storiche G.M. Zanini
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Rosolina
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