|
Rosolina
|
|
|
Il
paesaggio
|
| Il Comune di Rosolina si
estende per 73,01 kmq e confina a Nord con il Comune di Chioggia, ad Est
con il Mare Adriatico, ad Ovest con il Comune di Loreo e a Sud con il
Comune di Porto Viro. |
| Nonostante il
prorompente sviluppo e gli interventi dell'uomo degli ultimi trent'anni,
il territorio di Rosolina ha mantenuto paesaggi di una bellezza dolce,
non aggressiva, di grande suggestione, che può competere con altre
località più note e pubblicizzate, come il Coto Donana spagnolo o la
Camargue francese. |

|
| Senza fare viaggi più
o meno esotici ma rimanendo in Italia, possiamo scoprire un ambiente
naturale di lagune, stagni, barene, valli da
pesca, canneti sterminati,
pinete odorose di resina e dalle rare fioriture di orchidee, con un
tripudio di fauna palustre: veloci voli di cormorani, zampettare nei
bassi specchi d'acqua di limicoli e aironi, dove ogni tanto compare,
quasi incerto miraggio, una chiesetta o un casone di valle tra le brume. |
| Nella piazza
caratterizzata da una sobria compostezza spicca la chiesa di S.
Antonio, eretta dai Sanudo ed elevata a Parrocchiale nel 1670.
Restaurata e ampliata nei primi decenni del 1800 e del 1900, ha
la sacrestia danneggiata da un incendio nel 1982; |

Vecchia Chiesa di
S. Antonio
|
|

Nuova
Parrocchiale S. Antonio
|
è stata
sostituita dalla nuova parrocchiale, inaugurata nel 1989
(progettista Arch.Umberto Facchini), dove è custodita la
settecentesca statua della Beata Vergine Immacolata portata
dalla vecchia chiesa Moceniga, attribuita alla scuola del
Bonazza, dove si trovano apprezzabili opere d'arte moderna, come
la grande croce sopra l'altare o la raffinata "Via
Crucis" (opera di Luciano Scarpante).
|
|
|
Oltrepassata la
ferrovia, dopo un breve tratto della via Po-Brondolo, si arriva alla
centrale ortofrutticola, dove confluiscono gli ortaggi prodotti nella
zona (le aste dei prodotti orticoli sono piuttosto animate e curiose: i
partecipanti sussurrano all'orecchio dell'astatore l'offerta con un
rituale ormai codificato e vince la più alta).
Si attraversa la
Bassafonda risalendo la via dei Cesari; l'ambiente circostante è un
susseguirsi di terre coltivate a orti con precisione certosina, ricavati
dallo smantellamento della antiche cordigliere dunose d'epoca etrusca e
protostorica. Alcuni lembi si sono però conservati e danno un'idea di
come doveva essere l'ambiente solo una quarantina d'anni fa. Le
paleodune rimaste si presentano non come cumuli di sabbia finissima bensì
come rilievi di una decina di metri di altezza e una larghezza di un
centinaio chiamati localmente "montoni" o "monti de sabia",
ricoperti da una macchia termofila a leccio dal fitto sottobosco. Si
sono formate in prossimità del mare per l'azione del vento che ha
spostato la sabbia litoranea, e degli scanni più avanzati, poi fissata
dalle piante pioniere che ne provocano l'accumulo e la stabilizzazione.
Costituiscono un rifugio, quasi un'oasi tra i campi coltivati, per una
varia avifauna e tanti piccoli mammiferi.
Arrivati a Volto di
Rosolina, costeggiando la ferrovia si raggiunge l'Adige e seguendo la
strada arginale verso sinistra si arriva alla conca Cavanella d'Adige
destra, franteggiata dall'altra parte del fiume dalla conca sinistra.
Queste due conche sono un nodo importantissimo nel sistema idroviario
padano mettendo in comunicazione la pianura padana con la laguna di
Venezia, attraverso il canale Po-Brondolo e il canal di Valle
("valle" sembra un nome fuori luogo, più adatto alla montagna
ma in realtà è corretto, derivando dal latino "vadum",
bassofondo, secca). Attualmente il regime delle acque vallive è tutto
regolato artificialmente con un ingegnoso sistema di chiuse e canali che
sopperiscono all'impossibilità di un ricambio diretto delle acque con
il normale flusso di marea dovuto alla subsidenza dei terreni causata
dal costipamento e in questo secolo dalle estrazioni metanifere e di
acqua. La vallicoltura sfrutta in origine la naturale tendenza del pesce
novello a risalire dal mare alle acque basse e calde delle valli con la
cosiddetta "montà di fine inverno". Della tradizione delle
valli del Po, ben radicata fin dall'antichità, fa parte la caccia che
garantisce buona parte del reddito vallivo.
Con un po' di
attenzione e fortuna è possibile scorgere il frullio del martin
pescatore, dalle lucenti piume dai colori metallici, mentre sorvola lo
specchio d'acqua prospicente la chiusa dalle grandi saracinesche a
ghigliottina. Oltre la conca la strada arginale risale l'Adige, dalla
bella vegetazione riparia e passa accanto a varie fattorie tra cui
quella di Corte Cavanella, famosa per i ritrovamenti archeologici.
|
| Arrivati nei
pressi di Tornova si incontra la grande lapide in pietra
d'Istria, del 1785, dove sono fissate le tariffe d'epoca per il
passaggio delle imbarcazioni nel canale di Loreo, un tempo
navigabile ed ora pigro corso d'acqua ingombro di canneti.
Seguendolo si giunge al piccolo centro di Tornova con la bella
villa detta il "Castello", proprietà dei nobili
Vianelli, dalla facciata ornata da bei fregi e dagli splendidi
soffitti decorati, sita accanto all'oratorio della piccola
romantica chiesetta del paese, ora chiusa perché sostituita
dalla parrocchiale dalla sconcertante architettura post-moderna
in cemento armato. |

La villa detta
"Il Castello" dei nobili
Vianelli a Tornova
|
|
Da Tornova,
attraversando campi curatissimi, si giunge al ponte Rantin che scavalca
il canale Po-Brondolo. A questo punto si hanno due possibilità girando
a sinistra, lungo la strada sterrata arginale, si ritorna alla conca
incontrando la caratteristica corte Bella Aurora circondata da boschetti
sui resti delle paleodune del cordone più antico, il protostorico e per
strada interna si ritorna a Volto e per via Bassafonda a Rosolina.
Oppure a destra si segue per l'argine il canale verso Sud, spaziando su
campi che in primavera sono tutto un mosaico di sfumature verdi delle
diverse colture, mentre in autunno sono una distesa continua di color
rosso cupo delle piante di radicchio mature. Giunti al ponte Sacco si
lascia l'argine e tra resti di dune e boschetti si arriva al villaggio
Norge, dalla regolare pianta quadrata simile a quella di un "castrum
" romano. E' un raggruppamento di graziose casette ad un piano,
donate dalla Norvegia per soccorrere le famiglie sfollate, in occasione
dell'alluvione del 1951. Al centro vi è il monumento che ricorda il
dono e non poteva mancare il viale Norvegia.
Oltrepassata la
statale per Loreo, all'incile tra Po di Levante e canale Po-Brondolo,
località detta "il Puntone" o "Punta Priuleta" si
incontra una bella residenza di campagna, recentemente restaurata,
chiamata per la sua posizione "Palazzo in Punta".
Dopo aver passeggiato
sull'argine e osservato folaghe e gallinelle tra i canneti, si ritorna
verso Rosolina la cui periferia è annunciata da un altro interessante
esempio di villa rustica, il "Palasson", vecchia dogana
austriaca ora decaduta ad abitazione rurale e da qui si entra nel centro
del paese oppure si accede alla strada Romea.
Su
concessione del Comune di Rosolina
Testi e foto di Sauro Colombo
Notizie storiche G.M. Zanini
|
|